Buddhismo Mikkyo PDF Stampa E-mail

BUDDHISMO ESOTERICO MIKKYO
Scuola Shingon
Fondatore Kukai, noto anche con il nome di Kobo Daishi (774-835) seguace della scuola monaco Amoghavajra.
Tempio principale della scuola: Toji, Kyoto.
Epoca di particolare fioritura: Heian (794 - 1185)


La parola Mikkyo significa insegnamenti segreti, il che suggerisce l'esistenza di una dottrina per iniziati e di formule dal potere magico. Giunse in Giappone dalla Cina intorno alla metà del IX secolo per opera del monaco Kukai, noto come Kobo Daishi, fondatore della setta Shingon. Le persecuzioni subite dal buddhismo nel corso dei secoli hanno ridotto di molto la sua rappresentanza all'interno dei monumenti giapponesi. Eppure nel IX e X secolo fu certamente questo tipo di buddhismo a ispirare le più importanti costruzioni del tempo. Cardine di questa dottrina é la collocazione del buddha cosmico (Vairocana o Dainichi) suprema divinità di tutti i mondi che in qualche modo ne erano emanazione. Era posto al centro di imponenti mandala e spesso circondato da divinità grottesche la cui origine é generalmente indu.

Origine della scuola Shingon
Kukai, studiò in Cina presso il monaco Hui Ko che a sua volta era fedele del monaco indiano Amoghavajra. Rientrato in Giappone fondò il grande tempio Shingon nel monte Koyasan. Il ruolo esercitato da Kukai fu decisivo nello spiegare ai giapponesi che i Kami altro non erano che spiriti che non avevano ancora raggiunto lo stato di Boddhisattva e quindi di Buddha. Si deve dunque a lui sia la introduzione di questo Buddhismo che dominerà tutta l'epoca heian, sia l'assorbimento nel pantheon buddhista delle divinità shinto. Questo connubio porterà alla moltiplicazioni delle immagini terrifiche e alla nascita di un pantheon giapponese di ispirazione cinese e indiana in cui la canapa e lacca con anima di legno (mokushin kanshitsu) assurge a un ruolo importantissimo. Tale proliferazione di immagini si arricchisce ulteriormente in epoca Fujiwara portando alla definitiva proiezione in corpo umano dei kami e alla parallela straordinaria realizzazioni di cicli di sculture di straordinaria qualità e di notevole successo iconografico.


Carattere della dottrina:
Insieme di pratiche legate ai mantra, formule sonore espressione di essenze divine tramite le quali l'adepto trasforma la sua persona. Tale messaggio salvifico, impossibile da affidare alla comunicazione verbale ordinaria, si esprime pertanto anche in termini allusivi, attraverso diagrammi, posizioni delle mani, articolazioni vocali in riti che comprendono anche l'uso di particolari strumenti liturgici da parte del celebrante. Questa dottrina é ispirata dalla scuola del tantrismo e si differenzia dalle altre dottrine il cui compito é scindere il fedele dal rapporto che lo lega all'illusione del reale. I testi esoterici fondano la loro ricetta proprio sull'esistenza di un principio assoluto, immaginato come Buddha Mahavairocana (Dainichi, il grande sole) il quale appunto come un il sole si irradia sull'universo. Le figure del pantheon buddhista, in questo contesto, vengono quindi semplicemente considerate trasformazioni di Dainichi, come pure l'uomo, in quanto parte dell'universo, di esso é manifestazione. La salvezza dell'individuo consiste nell'identificazione meditativa con questo Buddha . Si può dire che le pratiche dell'esoterismo mirano alla realizzazione della sostanziale identità dell'uomo con l'assoluto e questo può avvenire nell'arco di una vita, non attraverso una catena infinita di rinascite. Il sentiero che conduce a questo obiettivo é raffigurato da una assemblea di buddha e altri personaggi divini, disposti in schemi precisi nei mandala. In Giappone questi sono comunemente rappresentazioni pittoriche della struttura del cosmo, disegnata come dispersione da un centro (Dainichi). Nello stesso tempo esse forniscono una guida alla concentrazione, nel senso quasi letterale del recupero di questo centro da parte dell'uomo.

La trasformazione del monaco, iniziata con una cerimonia di consacrazione, avviene per gradi, simboleggiati, secondo la tradizione indiana, da immagini di dei e sillabe mistiche pronunziate dall'adepto, le quali a volte compaiono negli stessi mandala sotto forma di lettere dell'alfabeto sanscrito, al posto delle figure divine. Sono i cosiddetti sigilli (mudra) cioè emblemi di stati interiori già usati dal buddhismo ma che col tantrismo ricevono una classificazione più dettagliata.
I vari stadi della pratica, tuttavia, comportano soprattutto la visualizzazione della divinità, cioè la ricreazione all'interno di sé delle immagini del mandala, a loro volta tracciate, in origine, sulla base dell'esperienza dei maestri del passato. Nella tradizione del buddhismo esoterico i monaci sono addestrati a tracciare immagini interiori, con forme, dimensioni e caratteristiche minutamente codificate dai manuali. La creazione dell'immagine é insomma parte integrante del percorso spirituale, un rito religioso per il quale ci si deve attenere a prescrizioni severe, con liturgie purificatorie dell'individuo e del veicolo materiale. Di conseguenza in un periodo in cui gli artigiani stavano organizzandosi in botteghe indipendenti da specifiche istituzioni monastiche, erano i monaci ad avere le competenze anche tecniche per guidarli nella realizzazione delle immagini.
Il culto in quasi tutte le sette ebbe un successo strepitoso soprattutto con le donne che si videro per la prima volta riconosciute lo stato di fedeli e cui venne riconosciuto il diritto di raggiungere, anch'esse, l'illuminzione. Nella società Fujiwara il ruolo delle donne era molto importante e quindi, di conseguenza, si comprende il successo di questa dottrina.

 

 

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